Torino: ‘ndrangheta, 36 condanne al processo Minotauro

36 condanne, 37 assoluzioni e un non luogo a procedere. Si chiude così il primo grado del processo “Minotauro”, a Torino, incentrato sulla presenza della ‘ndrangheta in Piemonte. L’inchiesta era partita nel 2006 in seguito alle rivelazioni del pentito Rocco Varacalli e aveva portato, nel giugno del 2011, all’arresto di 146 persone. Si tratta della maggiore inchiesta di criminalità organizzata nel Nord-Ovest fatta negli ultimi 15 anni. La Procura di Torino aveva chiesto 73 condanne e un’assoluzione. Vincenzo “Enzo” Argirò, considerato uno dei capi della ‘ndrangheta torinese, è stato condannato a 21 anni e mezzo e a 4.000 euro di multa. Rosario Marando, fratello di uno dei maggiori narcotrafficanti mondiali di cocaina, di stanza a Leinì, è stato assolto. Salvatore De Masi, detto Giorgio, l’uomo che dalle carte risulta in contatto con molti esponenti della politica torinese, dovrà scontare 14 anni di carcere. L’ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, PDL, finito in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, è stato condannato a 10 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Antonino Battaglia, ex segretario del Comune di Rivarolo, accusato di voto di scambio, è stato condannato a 2 anni e a pagare 600 euro di multa con interdizione dai pubblici uffici per un anno. Per l’eurodeputato Fabrizio Bertot, PDL, all’epoca dei fatti primo cittadino di Rivarolo (comune sciolto per infiltrazioni mafiose come Leinì), è stata disposta la trasmissione degli atti in procura perché si indaghi per voto di scambio. La Regione Piemonte, la Provincia di Torino e diverse amministrazioni comunali (Torino, Leinì, Chivasso, Moncalieri e Volpiano) si sono costituite parti civili, ottenendo il diritto ad essere risarcite, così come l’associazione Libera di don Luigi Ciotti, che era presente in aula alla lettura della sentenza.

Potrebbero interessarti anche...