Sibari: sfruttamento immigrati, sgominata organizzazione

Sono 49 le persone denunciate dalla guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta che ha portato alla disarticolazione di una rete di sfruttamento di lavoratori immigrati che operava nella Sibaritide. Le Fiamme Gialle della Tenenza di Montegiordano avevano avviato le indagini, durate poi un anno, a seguito di alcuni controlli effettuati sulla statale 106 jonica, identificando un uomo di nazionalità pakistana, che sarebbe un vero e proprio punto di riferimento, nella piana di Sibari, per quegli imprenditori agricoli che necessitano di manodopera illegale ed a basso costo. Il “caporale”, nella gestione dell’attività illecita, intratteneva rapporti con due persone affiliate ad una ‘ndrina locale, con un latitante e con una ventina di immigrati irregolari. I lavoratori reclutati venivano alloggiati in stalle e porcili adibiti a veri e propri dormitori, vivendo in condizioni igieniche-sanitarie davvero degradanti. I loro documenti di identità erano tenuti dal pakistano, che li conservava in appositi armadi metallici, dei quali solo lui aveva la chiave. Gli operai erano costretti a lavorare in condizioni di assoluta precarietà, sprovvisti di dispositivi di protezione individuale, come calzature antiscivolo, guanti o casco con visiera protettiva, e percependo paghe da fame. I finanzieri hanno ricostruito i guadagni illeciti del “caporale”, quantificandoli in circa 250.000 euro, incassati in poco più di un anno. Guadagni che, in parte, erano destinati anche alle cosiddette “bacinelle” delle organizzazioni criminali. Il resto veniva trasferito in Pakistan attraverso servizi di money-transfer.

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