San Ferdinando: migranti in marcia dopo il rogo della tendopoli


“Mai schiavi”, si legge sui cartelli di questi immigrati. Arrivati nella piana di Gioia Tauro per lavorare negli agrumeti. E, di fatto, poi, però, diventati schiavi. Perchè come definireste chi vive in queste condizioni, nel fango, nella sporcizia, nel degrado più assoluto? In povertà. In mezzo a fragili capanne che si reggono a malapena. In mezzo ad odori nauseabondi. Oggi la marcia di questa comunità, che è arrivata fino al municipio. Partita da questa che è la tendopoli più vecchia, adesso distrutta per metà da un rogo che ha anche fatto una vittima, una giovane non ancora trentenne. Poi c’è la nuova tendopoli, sicuramente più decente, ma dal preoccupante aspetto di un lager. E adesso c’è anche una enorme tensostruttura, che la protezione civile ha realizzato per accogliere chi, a causa dell’incendio, è rimasto senza un tetto. Tanti soldi sono stati spesi per realizzare una parvenza di accoglienza per questi migranti, quasi tutti giovani e in salute. Tante energie che vengono sprecate. I risultati degli sforzi fatti non sono affatto apprezzabili. Eppure questi migranti potrebbero davvero diventare linfa vitale per questa terra. Basterebbe poco. Il Comune di San Ferdinando ci ha provato. Ma finora qui è stata solo gestita l’emergenza. Che dura da 20 anni. Intanto questa è sempre più una polveriera.

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