Rosarno: arrestato il capocosca Francesco Pesce, era in un bunker

Si è conclusa la latitanza di Francesco Pesce, 32 anni, ritenuto dagli investigatori il capo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta. Era braccato dai carabinieri dall’aprile del 2010, quando riuscì a sfuggire all’arresto nell’ambito dell’operazione “All Inside”. Ma stavolta i Ros non hanno fallito e hanno arrestato per favoreggiamento anche Antonio Pronestì, 44 anni, titolare di una ditta nella cui sede era stato ricavato il bunker in cui Pesce si nascondeva. Un bunker di circa 40 metri quadrati, con cucina, bagno e camera da letto, al quale si accedeva da una botola azionabile con un telecomando. Nel rifugio, impianto di video sorveglianza, aria condizionata, collegamento ad internet e televisione satellitare. “Sono diventato un personaggio”, ha detto Francesco Pesce ai Carabinieri. Al momento dell’arresto, è stato trovato in possesso di alcuni fogli di carta sui quali aveva scritto dei messaggi per gli affiliati della cosca e che ha tentato di distruggere, senza successo. Ora sono al vaglio dei magistrati. Francesco Pesce aveva ereditato le redini della cosca diversi anni fa dal padre, Antonio Pesce, detto anche “Testuni”, il quale a sua volta le aveva avute da don Peppino Pesce. Di Francesco Pesce ha parlato ripetutamente la cugina, Giuseppina, che sta collaborando con la giustizia. Sarebbe stata la donna a ricostruire l’organigramma e le attività della cosca, e a chiarire che Francesco Pesce ne era ora ormai la guida e il reggente.

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