Bologna: ‘ndrangheta, maxi operazione, oltre 160 arresti


Maxi operazione dei carabinieri contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. A coordinare l’inchiesta, denominata “Aemilia”, la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l’aggravante mafiosa. Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia, in inchieste collegate, hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. In Emilia, sottolineano gli investigatori, la ‘ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali e la politica. Tra gli arrestati c’è anche il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, di Forza Italia. Indagati il sindaco di Mantova e l’ex autista del questore di Reggio Emilia, oltre a diversi altri ex esponenti delle forze dell’ordine. Coinvolto anche l’imprenditore Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo, campione del mondo. In Calabria sono 37 gli arresti effettuati. Colpita la cosca dei Grande Aracri di Cutro, attiva nel crotonese e nel catanzarese. Coinvolti direttamente i fratelli del boss, già detenuto, Nicolino Grande Aracri, Domenico ed Ernesto. La cosca di Cutro sarebbe riuscita ad avvicinare anche un giudice di Cassazione e a fare annullare con rinvio una sentenza di condanna a carico del genero del boss. Secondo gli inquirenti, il “locale” di ‘ndrangheta di Cutro stava diventando il punto di riferimento delle cosche del crotonese ed il suo presunto capo, Nicolino Grande Aracri, aveva intenzione di costituire una grande “provincia” autonoma rispetto a quella reggina. Nell’inchiesta sono stati disposti sequestri di beni per 100 milioni. In particolare sono stati raggiunti dal provvedimento diverse società ed anche un intero quartiere, composto da circa 200 appartamenti, in provincia di Parma.

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