Roma e Torino: ‘ndrangheta, droga dal Sudamerica, decine di arresti


Sgominata dalla Guardia di Finanza una cellula romana della ‘ndrangheta. Arrestate 19 persone, tra cui alcuni insospettabili, e rinvenute armi nascoste anche sotto terra. Per quanto accertato, la consorteria criminale attiva nella capitale in circa due anni ha importato dal Sud America oltre mille chili di cocaina, destinati alla piazza romana. Insospettabili “colletti bianchi” trasportavano il denaro, a mano, da Roma a Lugano dove, tramite altri funzionari compiacenti, veniva ripulito trasformando la valuta in dollari. Poi, attraverso bonifici di piccolo taglio, il denaro era trasferito in Brasile per il pagamento della droga. Un sistema con cui sarebbero stati inviati quasi un milione e mezzo di euro in pochi mesi. Gli investigatori hanno ricostruito il filone finanziario dell’organizzazione calabrese, da tempo stabile nella capitale. Le somme avrebbero raggiunto la Svizzera anche tramite la complicità di personale diplomatico del Congo. Lì il denaro subiva una prima ripulitura grazie ad una società di intermediazione finanziaria e poi raggiungeva un istituto di credito brasiliano dove, tramite alcuni prestanome, veniva consegnato ai fornitori della droga. A garanzia del corretto svolgimento dell’operazione finanziaria, il figlio di uno dei manager coinvolti nelle fasi di riciclaggio veniva trattenuto in “ostaggio” in un albergo brasiliano, fino all’accredito della somma di denaro. Sempre oggi, oltre 400 chili di cocaina purissima, per un valore di circa 35 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Torino nel porto di Valencia. L’operazione ha consentito alle fiamme gialle di smantellare un ingente traffico internazionale di droga che dal Sudamerica riforniva le cosche della ‘ndrangheta di Piemonte, Lombardia e Calabria. Quindici le misure di custodia cautelare emesse dal gip di Torino, otto delle quali eseguite. L’operazione è stata coordinata dalla DDA di Torino. Le fiamme gialle hanno ricostruito le rotte delle ingenti partite di droga destinate all’Italia, che hanno interessato Brasile, Perù, Spagna e Portogallo. In soli cinque mesi, la gang è riuscita ad importare dall’America Latina una tonnellata di cocaina purissima. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbe stato un cinquantasettenne di origine calabrese, ma residente nel torinese, attualmente latitante. L’uomo organizzava, con la moglie, i due figli e alcuni uomini di fiducia, le importazioni di cocaina utilizzando container stivati a bordo di navi mercantili, di solito in partenza o in transito dal Brasile. Arrestato a Lisbona, è stato rimesso in libertà in attesa della definizione delle procedure per la consegna dal Portogallo all’Italia. Ma è sparito. Era già ricercato per una precedente condanna a 13 anni di reclusione per traffico internazionale di droga. Secondo la guardia di finanza, le imbarcazioni con la cocaina, dopo aver toccato i porti dell’Africa e della Spagna, giungevano nel porto di Gioia Tauro, dove alcuni membri dell’organizzazione, contigui alla famiglia dei Pesce di Rosarno, si occupavano del recupero del carico e del successivo frazionamento di ciascuna partita di droga tra le ‘ndrine operanti in Piemonte, Lombardia e Calabria. Nel corso dell’operazione sono stati anche sequestrati quattro milioni di euro in contanti, sotterrati nel giardino della lussuosa villa del capo della banda, a San Giusto Canavese. Sequestrati anche 26 orologi Rolex, gioielli e preziosi, 11 immobili, 33 conti correnti bancari, 15 autovetture e le quote di tre società e di quattro complessi aziendali, in alcuni casi intestati a parenti o a prestanome. Il valore complessivo del patrimonio sequestrato ammonta a circa 8 milioni di euro.

Potrebbero interessarti anche...