Roma: ‘ndrangheta, arrestata funzionaria della Corte di Cassazione

Una funzionaria della Corte di Cassazione a Roma, Teresa Tommasi, è stata raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari: insieme ad altre due persone è accusata, in un’inchiesta della Dda di Bologna, di aver millantato credito presso la Corte con Nicola Femia, ritenuto essere un boss della ‘ndrangheta, attualmente detenuto. I tre si sarebbero vantati di poter “aggiustare” un processo e si sarebbero accordati per avere un compenso di 400.000 euro. Non risultano coinvolti magistrati. Con la Tommasi sono stati arrestati due faccendieri ritenuti suoi complici, Nicola Paparusso e Massimiliano Colangelo. La vicenda nasce nell’ambito della maxi inchiesta “Black Monkey” che il 25 gennaio ha portato a 29 ordinanze di custodia per reati associativi legati alle videoslot. L’accordo avrebbe riguardato un processo arrivato in Cassazione nel febbraio del 2012, per diversi reati. Ai tre furono versati 100.000 euro, con il patto di saldare altri 300.000 a cose fatte, cioè a condanna “ammorbidita”. La Corte decise per un annullamento con rinvio, esito che non piacque a Femia, che li minacciò, esigendo la restituzione del denaro. Dalle indagini sarebbe emerso che i tre arrestati sono stati protagonisti già di un fatto simile, ma con altri interlocutori: avrebbero ricevuto un’ingente somma, vantandosi di poter influenzare un giudizio nei confronti di Raffaele Petrone, esponente legato alla Camorra.

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