Rende: università, presentato rapporto sull’economia calabrese


Il Pil calabrese nel 2010 è cresciuto dello 0,3%, a fronte di un adato nazionale del +1,3%, e riprendono gli investimenti e i consumi familiari. E’ il dato che forse basta a sintetizzare il rapporto sull’ecomomia calabrese, presentato alla stampa all’Università della Calabria. Dunque un lievissimo miglioramento totale. Qualcosa si muove. In Calabria ci sono solo 62 imprese che hanno piu’ di 50 dipendenti. Il 32% ha dichiarato che chiuderà i bilanci 2010 in perdita. Aumentano i consumi delle famiglie, con un + 0,5%, e anche gli investimenti totali, con un +0.4%. Crescono i prestiti alle imprese e anche il credito erogato alle famiglie, che però aumentano il loro indebitamento totale. Per quanto riguarda le produzioni, cresce il comparto agricolo nel complesso, con un + 4,1% degli agrumi, +11,9% delle olive, un clamoroso +24,8% dei cereali ma un -15% circa degli ortaggi. L’industria nel complesso registra un +3,9%, ma con un calo nel settore alimentare. Costruzioni invece sempre in crisi, per il quarto anno consecutivo: -30% nell’ultimo triennio, -7% nel 2010. Sempre giù le esportazioni, -4,0%, ma in salita rispetto al triennio ultimo, nel quale il dato negativo era del -29,4%. C’e’ da dire però che le esportazioni sono in aumento in Italia dell’11%, e addirittura nel Sud del +21%. La Calabria quindi e’ in ritardo. Il settore dei servizi è in fase stazionaria. Non va bene per il lavoro in generale: gli occupati in Calabria sono il 42,2%, con la disoccupazione giovanile al 18% e addirittura il 36% dei giovani tra i 15 e i 35 anni che non studia e non lavora. Si conferma che il Pil pro capite calabrese è di circa 17.000 euro, circa due terzi della media nazionale.

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