Reggio Calabria: ‘ndrangheta, 21 arresti per infiltrazioni negli appalti

Questa volta ad essere colpiti non sono solo gli uomini delle cosche. Tra i destinatari delle ordinanze della DDA reggina ci sono anche sei tra dirigenti dell’Anas e della società Condotte d’Acqua. L’operazione che li ha incastrati si chiama “Bellu Lavuru 2”, seguito di quanto fatto nel giugno del 2008, quando vennero alla luce gli affari illeciti che c’erano dietro i lavori di ammodernamento della Statale 106 nella zona dello Ionio reggino. Oggi sono state arrestate 21 persone, ritenute affiliate o vicine alle cosche della ‘ndrangheta. Contestate le accuse di associazione di tipo mafioso, intestazione fittizia di beni, truffa e danneggiamento aggravato, frode in pubbliche forniture, furto aggravato di materiali inerti e disastri dolosi. Le indagini dei carabinieri hanno documentato le infiltrazione delle cosche negli appalti per la realizzazione di importanti opere pubbliche. In particolare è emerso che nell’appalto relativo all’ammodernamento della strada statale 106 e nella costruzione della variante nel comune di Palizzi, la ‘ndrangheta condizionava tutte le fasi: dal ciclo del calcestruzzo, alle assunzioni, alle forniture di cantiere e alle procedure di subappalto. La società Condotte d’Acqua ha subito comunicato di aver “sempre collaborato con le forze di pubblica sicurezza”. L’Anas, che risulta parte lesa, ha già sospeso i dipendenti coinvolti nell’inchiesta. Tra i 21 arrestati dell’operazione c’è anche Giuseppe Fortugno, 39 anni, cugino di Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale ucciso in un agguato a Locri nel 2005.

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