Reggio Calabria: ‘ndrangheta, decine di fermi per faida

Una scia infinita di sangue lega le venti persone che sono state fermate dai carabinieri ad Oppido Mamertina. Gli inquirenti ritengono di aver fatto luce su 5 omicidi, inquadrati nella faida in corso tra le famiglie di ‘ndrangheta dei “Mazzagatti-Polimeni-Bonarrigo” e dei “Ferraro-Raccosta”, scoppiata nel 1991. I fermati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, intestazioni fittizie di beni e di aver reimpiegato proventi di attività illecite nell’acquisto di immobili, anche di prestigio, a Roma. Tra Calabria e Lazio sono stati sequestrati 88 immobili, tra terreni e case, per un valore di oltre 70 milioni di euro. Nelle abitazioni degli indagati sono stati trovati documenti ritenuti di particolare interesse e somme contanti per 170.000 euro, nascosti nelle intercapedini dei muri. Il gruppo criminale sgominato con l’operazione, denominata “Erinni”, ruotava attorno alla figura del boss Rocco Mazzagatti, 50 anni. E’ lui che, attraverso una serie di prestanome, avrebbe gestito un vasto giro di attività imprenditoriali a Roma ed in Calabria, tra cui attività di commercio di automobili e distributori di carburante. Nella capitale, il presunto boss avrebbe acquisito le proprietà attraverso le aste giudiziarie. Un ruolo di rilievo sarebbe stato svolto da Domenico Scarfone, 56 anni, residente a Genzano di Roma. Sarebbe stato proprio lui, grazie ad amicizie con avvocati e persone gravitanti nell’orbita delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari, a consentire alla cosca Mazzagatti di acquistare numerosi appartamenti che venivano poi intestati ad altre persone. Nel corso dell’indagine, nel 2012 era stato anche catturato Domenico Polimeni, inserito nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia. Ma soprattutto, si è scoperto che una delle vittime della faida, Francesco Raccosta, è stato dato in pasto ai maiali quando era ancora vivo. Una ferocia davvero inaudita. Ad ucciderlo sarebbe stato un ventiquattrenne, Simone Pepe, accusato di 4 omicidi, di cui tre compiuti nella stessa giornata. Il giovane avrebbe così vendicato l’assassinio del patrigno.

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