Reggio Calabria: ‘ndrangheta, cinque fermi per estorsione


Si chiama “Dogville” l’operazione condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dagli agenti dei Commissariati di Bovalino e di Siderno, che ha portato al fermo di 5 persone, tutte presunte affiliate alla cosca della ‘ndrangheta dei Belcastro-Romeo di Sant’Ilario. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di estorsione, riciclaggio ed usura, aggravati dall’aver agevolato la ‘ndrangheta. Secondo la DDA reggina, avrebbero esercitato pressanti richieste ad un imprenditore, non solo perchè pagasse un “pizzo”, ma anche perchè assumesse, come braccianti agricoli, alcuni loro parenti. Si trattava comunque, secondo quanto emerso dalle indagini, di assunzioni del tutto fittizie, dal momento che i lavoratori percepivano sì lo stipendio, ma non svolgevano alcuna mansione. Dalle indagini è anche emerso che l’imprenditore, che opera nel settore dell’assistenza agli animali, quando ha infine deciso di licenziare i nullafacenti, perchè costituivano un onere non più sopportabile, sarebbe poi stato costretto a pagare alle persone fermate mille euro al mese per poter continuare a lavorare tranquillamente. Una curiosità: tra i fermati di oggi c’è anche il presunto boss Giuseppe Belcastro, 57 anni, che nel dicembre del 2010 fu scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, dopo essere stato condannato all’ergastolo, a conclusione del processo sulla faida di Sant’Ilario. La scarcerazione avvenne perchè le motivazioni del processo d’appello erano state depositate quattro anni e mezzo dopo la sentenza.

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