Reggio Calabria: ‘ndrangheta, 10 arresti per traffico di esplosivi


Compivano rapine ed estorsioni, accompagnate da atti di inaudita violenza. I carabinieri hanno arrestato 10 persone, alcune di loro vicine alle cosche della ‘ndrangheta. Sono accusate di fare parte di una banda dedita al traffico di esplosivo, armi, sostanze stupefacenti, furti e rapine. E smettiamola di chiamarli “uomini d’onore”. Sentite come raccontano un episodio in cui hanno picchiato selvaggiamente un’anziana di 80 anni. “L’abbiamo macinata”: così dicono in questa intercettazione. L’operazione, denominata “TNT”, segue al ritrovamento, nel 2012, di 2 chili di tritolo dello stesso tipo di quello trovato nelle stive della nave “Laura C”, affondata durante l’ultima guerra mondiale al largo di Saline Joniche, nel reggino. Gli investigatori non escludono che l’esplosivo sia stato utilizzato per compiere attentati contro le attività commerciali di Reggio Calabria. Tra le rapine compiute dal gruppo, anche quella effettuata nella villa, sottoposta a sequestro, di Luciano Lo Giudice, fratello del boss pentito, e che poi ha ritrattato, Antonino. Secondo gli investigatori, la banda preferiva colpire, in modo particolare, anziani indifesi. I banditi erano soliti agire armati di coltelli, pistole, spranghe, bastoni e fucili a canne mozze. In un’intercettazione, uno di loro spiegava agli altri di portare sempre la pistola con sé, in quanto se la vittima avesse reagito, gli avrebbero tranquillamente sparato. E spiegava ai complici che una volta entrati nell’abitazione da rapinare, era importante picchiare subito le vittime, specificando che più forte venivano picchiate e maggiore sarebbe stata la sudditanza psicologica ottenuta sulle stesse. Ma come si è sviluppata l’indagine?

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