Reggio Calabria: ‘ndrangheta, arresti per la gestione delle discariche


I carabinieri hanno eseguito in Calabria, in Veneto e in Francia un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 persone, accusate di associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia di beni e sottrazione di cose sottoposte a sequestro, con l’aggravante delle finalità mafiose. Le indagini, che hanno al centro le attività della cosca Alampi, federata con quella dei Libri, hanno consentito di fare luce sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel settore degli appalti ecologici, nel cui ambito sono stati accertati gli accordi tra le cosche reggine per la spartizione degli enormi profitti derivanti dalla gestione fraudolenta delle discariche regionali. E’ stato documentato anche il controllo da parte degli indagati di imprese già sequestrate alla cosca, mediante la complicità di un amministratore giudiziario, anch’egli destinatario di un provvedimento restrittivo. L’operazione dunque ripropone urgentemente le modalità di gestione e di affidamento dei beni sequestrati o confiscati alla ‘ndrangheta. Tra gli arrestati anche Matteo Alampi, definito dagli investigatori “imprenditore ‘ndranghetista”, acciuffato, insieme alla moglie, mentre si trovava in Francia, in Costa Azzurra. Alampi è ritenuto la mente imprenditoriale dell’organizzazione criminale, già capeggiata dal padre Giovanni, quest’ultimo arrestato nel 2010 nel corso dell’operazione “Il Crimine”. Ma colpisce il fatto che siano stati arrestati anche due noti avvocati penalisti reggini, Giulia Dieni e Giuseppe Putortì. I due legali sono accusati di associazione mafiosa. Nell’ambito dell’operazione, i carabinieri hanno anche sequestrato beni aziendali e quote societarie per un valore complessivo di circa 18 milioni di euro.

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