Reggio Calabria: ‘ndrangheta, arresti nella Locride


I carabinieri di Locri hanno eseguito, nell’alto Jonio reggino e nelle province di Catanzaro, Roma e Firenze, una vasta operazione per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 14 persone. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda e riguarda elementi della cosca di ‘ndrangheta dei Ruga di Monasterace. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere di tipo mafioso all’omicidio, al favoreggiamento personale, danneggiamento, rapina, estorsione, detenzione e porto illegali di armi e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è stata denominata “Confine 2”. Tra gli arrestati c’è anche il boss Giuseppe Cosimo Ruga, 65 anni, che era libero dopo aver scontato una condanna a 26 anni. Ruga è accusato dell’omicidio del fratello Andrea, che sarebbe stato ucciso dal boss dopo che era tornato in libertà, per vendicarsi del fatto che il fratello aveva approfittato della sua detenzione per prenderne il posto a capo della cosca. Andrea Ruga, secondo quanto riferito dagli investigatori, venne soffocato con un cuscino dal fratello, che poi tentò di far attribuire il decesso ad un malore. Sottolineato come il boss fosse proprio una sorta di “padrino”, a cui molti cittadini di Monasterace si rivolgevano per fargli dirimere questioni di carattere privato. Per i Ruga, il paese era “cosa loro”, anche se nel 2011 il sindaco Maria Carmela Lanzetta, che poi fu anche ministro, non lo voleva capire. Per questo, nel giugno di quell’anno, il clan avrebbe distrutto la storica farmacia della sua famiglia e qualche mese dopo, nel marzo del 2012, fu crivellata la sua auto. Ma queste intimidazioni, pur rientrando nell’indagine, non vengono contestate formalmente alle persone coinvolte nell’operazione.

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