Reggio Calabria: ‘ndrangheta, arrestato di nuovo il giudice Giusti

L’operazione si chiama “Abbraccio”, proprio per sottolineare come, in questo caso, c’era davvero uno stretto legame tra le cosche, in particolare quella dei Bellocco di Gioia Tauro, e la magistratura, nella persona del giudice Giancarlo Giusti, 47 anni, che avrebbe “aggiustato” diverse sentenze. Dietro un congruo pagamento. Il giudice, che viene dipinto nelle carte processuali come un uomo ossessionato dal sesso e che per questo era stato facilmente corrotto, anche con il “regalo” di notti brave insieme ad avvenenti escort, era già agli arresti domiciliari, perchè già condannato per corruzione a 4 anni. Adesso ha ricevuto, insieme ad altre sei persone, presunti membri della cosca Bellocco, un altro ordine di custodia cautelare. Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari e di concorso esterno in associazione mafiosa. Giusti, ex gip del tribunale di Palmi, quando si trovava nel carcere di Opera, nel milanese, ha anche tentato il suicidio. Il suo contatto con la cosca sarebbe stato un faccendiere di Vibo Valentia, Domenico Punturiero, 49 anni, cugino dei Bellocco e anche lui arrestato, conosciuto negli ambienti della criminalità come “l’avvocato”. Nelle intercettazioni, i magistrati della DDA hanno anche ascoltato una frase che non avrebbero mai voluto sentire: Giusti che diceva “io dovevo fare il mafioso, non il giudice”. Le indagini continuano, perchè si sospetta che non tutto sia ancora venuto alla luce.

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