Reggio Calabria: ‘ndrangheta, arrestati avvocati famiglia Cacciola


I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, due dei quali nei confronti di avvocati, Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, che hanno difeso la famiglia di Maria Concetta Cacciola, deceduta nel 2011 per ingestione di acido muriatico. Le altre tre misure cautelari sono state eseguite nei confronti dei genitori di Maria Concetta Cacciola, Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, e del fratello Giuseppe. L’indagine riguarda i maltrattamenti subiti dalla donna dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia. I genitori e il fratello di Maria Concetta Cacciola erano già detenuti perchè condannati dalla Corte d’Assise di Palmi, nel luglio dello scorso anno, per i maltrattamenti subiti dalla testimone di giustizia. I due avvocati arrestati sono accusati, insieme ai genitori e al fratello di Maria Concetta Cacciola, di aver agito per favorire le cosche Bellocco e Cacciola. I reati loro contestati sono concorso in maltrattamento in famiglia e in violenza privata, aggravati dall’aver favorito un sodalizio mafioso. Ai cinque destinatari delle ordinanze di custodia cautelare viene contestato, inoltre, il concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e concorso in favoreggiamento personale, sempre con l’aggravante mafiosa. Secondo l’accusa, i familiari avrebbero minacciato Maria Concetta Cacciola per indurla a ritrattare le dichiarazioni rese alla magistratura, arrivando anche a dirle che non avrebbe piu’ rivisto i suoi due figli. La donna aveva deciso di collaborare con la giustizia parlando di cio’ che sapeva sulla sua famiglia e sui Bellocco di Rosarno. Maria Concetta, infatti, era nipote del boss Gregorio Bellocco, cognato del padre Michele. La donna, dopo aver iniziato a testimoniare, era stata trasferita in una localita’ protetta, dove era rimasta fino al 10 agosto del 2010, quando decise di tornare a Rosarno per riabbracciare i figli rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento nella sede protetta. A distanza di qualche giorno, il 20 agosto, la donna morì per l’ingestione di acido muriatico. All’inizio era stato ipotizzato un suicidio, ma dopo la sentenza di primo grado, l’ipotesi accusatoria e’ diventata quella di omicidio volontario.

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