Reggio Calabria: ‘ndrangheta, arrestati imprenditori e professionisti


Sarà davvero questo il livello superiore della ‘ndrangheta? Certo è che fa impressione vedere importanti esponenti della Reggio bene finire in manette. Imprenditori e professionisti, finora rispettati, magari solo un po’ chiacchierati. La Guardia di Finanza ha eseguito 47 arresti, di cui 29 in carcere, ed effettuato perquisizioni, oltre che in Calabria, anche in Piemonte, Veneto, Lombardia e Puglia. Sequestrate 14 società e beni per un valore di oltre 90 milioni di euro. Tra gli arrestati c’è anche una commercialista che, nominata dal Tribunale di Reggio Calabria come amministratore giudiziario dei beni confiscati ad un affiliato alla ‘ndrangheta, anche lui coinvolto nell’operazione, in realtà gli avrebbe fatto continuare ad amministrare le sue aziende. In cambio ne avrebbe tratto vantaggi personali, in particolare per alcuni lavori che sono stati effettuati nella sua abitazione. In questa inchiesta sono due le cose da sottolineare, dice il Procuratore Nazionale Antimafia. Agli indagati viene contestata l’associazione per delinquere di tipo mafioso e i reati di trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione, aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini avrebbero accertato l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale di tipo mafioso, operante nel territorio di Reggio Calabria. Un’organizzazione criminale mimetizzata nel mondo dell’economia legale. In pratica, avveniva una vera e propria spartizione a tavolino, tra le cosche, di tutti i lavori di edilizia effettuati a Reggio Calabria, in modo che ogni famiglia di ‘ndrangheta beneficiasse della propria quota di sostanziose entrate economiche. E questo in perfetta collaborazione con gli amministratori di note società, apparentemente del tutto pulite. L’operazione, con un nome che vuole essere beneagurante per la punta dello stivale, è stata chiamata “Araba Fenice”. Sperando che, invece, non siano poi i soliti accoliti della ‘ndrangheta a rinascere dalle loro ceneri.

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