Reggio Calabria: ‘ndrangheta, 7 fermi, coinvolti amministratori locali


I finanzieri di Reggio Calabria hanno eseguito, con l’operazione “Fata Morgana”, 7 fermi, emessi dalla DDA nei confronti di imprenditori e professionisti. Le indagini avrebbero evidenziato l’esistenza di un cartello in grado di condizionare lo svolgimento delle attività economiche ed imprenditoriali della città, in particolare nella grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori e favorendo le cosche della ‘ndrangheta. I reati contestati sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiose. Sequestrate 12 società ed altri beni per un valore complessivo di circa 34 milioni di euro. Eseguite più di 30 perquisizioni. Per alcuni dei fermati, che evidentemente sapevano dell’inchiesta in corso, la DDA reggina ha ravvisato anche il pericolo di fuga. Coinvolti nell’inchiesta, come indagati, anche il presidente della Provincia, un consigliere provinciale, un cancelliere della Corte d’Appello, un ex magistrato, un sacerdote, avvocati e diversi dipendenti pubblici. In particolare, al centro degli intrecci tra imprenditori e cosche ci sarebbe l’ex deputato Paolo Romeo, già arrestato e condannato per concorso esterno, considerato vicino al clan De Stefano. Romeo è stato uno degli animatori dei moti di Reggio del ’70 e uomo di riferimento di Junio Valerio Borghese, autore del tentato golpe dell’8 dicembre del ’70. Inoltre avrebbe avuto anche contatti con logge massoniche segrete, con la mafia palermitana e con il terrorista nero Franco Freda. Insieme all’avvocato Giorgio De Stefano, arrestato a marzo, avrebbe costruito una fitta tela di rapporti con le istituzioni, di ogni colore politico, per favorire gli interessi delle cosche. Il procuratore di Reggio Calabria non usa mezzi termini e condanna la politica, che dà spazio agli imprenditori collusi.

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