Reggio Calabria: ‘ndrangheta, 12 arresti tra le cosche cittadine

Questa volta sono le cosche Rosmini e Caridi, attive nella città di Reggio Calabria, ad essere state prese di mira da un’inchiesta della magistratura. La squadra mobile reggina ne ha arrestato 12 presunti componenti, accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, porto e detenzione abusiva di armi. L’indagine, coordinata dalla Dda, ha portato anche al sequestro di diverse attività commerciali, per un valore di 5 milioni di euro. “Bisogna dare il pane al popolo, così vi vuole bene. Quindi poco, ma devono pagare”. Così parlava, in una intercettazione, Francesco Rosmini, 48 anni, ritenuto uno degli elementi di spicco della cosca. Insomma, chiedere il pizzo sì, ma con moderazione, in modo da essere temuti ma non odiati, senza esasperare la cittadinanza e costringerla poi, alla fine, a denunciare le vessazioni. Dall’operazione “Cartaruga”, dal nome di una delle aziende sequestrate, è venuto fuori anche che la cosca avrebbe benevolmente consentito l’affissione dei manifesti elettorali della capolista del Pd al Consiglio comunale, Antonia La Nucara, (non eletta e che non è indagata), ai cui attacchini gli esponenti di un’altra cosca avevano vietato l’affissione perchè lo spazio era destinato ai manifesti del candidato del Pdl, Giuseppe Plutìno, poi eletto e successivamente arrestato nel dicembre scorso per concorso esterno in associazione mafiosa. Insomma, anche per attaccare un manifesto, a Reggio Calabria, bisogna prima chiedere alle cosche.

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