Reggio Calabria: ‘ndrangheta, 10 fermi, anche funzionari pubblici

I carabinieri hanno eseguito, nelle province di Reggio Calabria, Roma, Milano, Brescia e Crotone, 10 fermi emessi dalla DDA e numerose perquisizioni. Tra gli indagati ci sono dirigenti e funzionari pubblici e molti imprenditori. I reati di cui sono accusati sono concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni e estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto scoperto con l’operazione “Reghion”, a Reggio Calabria operava un vero e proprio “comitato d’affari”, composto da dirigenti e funzionari pubblici e imprenditori, capace di gestire la “macchina amministrativa comunale” nell’interesse della ‘ndrangheta. Il comitato, aggirando la normativa antimafia, riusciva ad orientare la concessione di appalti multimilionari a favore di holding imprenditoriali riconducibili alle cosche. Coinvolto l’ex senatore di An Domenico Kappler. Al centro dell’inchiesta c’è un appalto pubblico da 250 milioni di euro per il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque e la gestione delle risorse idriche di Reggio Calabria. Al vertice del comitato d’affari ci sarebbe stato l’ex deputato Psdi Paolo Romeo, già ai domiciliari dal 9 maggio scorso, che avrebbe diretto una vera “associazione segreta” finalizzata al procacciamento di finanziamenti pubblici. Il senatore Kappler avrebbe avuto invece un ruolo di corruttore. La procedura si è sviluppata durante il periodo in cui il Comune era commissariato per lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. L’aggiudicazione è andata ad un raggruppamento temporaneo di imprese. Per completare l’opera, lo schema di convenzione, non ancora sottoscritto dalla Giunta comunale di Reggio Calabria, sarebbe stato redatto in maniera sbilanciata a favore del concessionario, prevedendo che i maggiori costi sarebbero ricaduti sulle bollette dell’utente finale. In cambio dei favori prestati, i funzionari pubblici avrebbero avuto posti di lavoro e consulenze per parenti e congiunti. Coinvolte diverse aziende di tutta Italia e anche spagnole e sequestrati beni per un valore di più di 42 milioni di euro. In particolare, sequestrate 15 società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie, e due esercizi pubblici riconducibili ad alcuni degli indagati. L’amministrazione comunale di Reggio Calabria ha provveduto a sospendere subito dal lavoro i dirigenti e funzionari coinvolti nell’inchiesta.

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