Reggio Calabria: droga nel porto di Gioia Tauro, arresti e sequestri


La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito 13 provvedimenti di fermo nei confronti di presunti appartenenti ad un’organizzazione criminale responsabile dell’illecita importazione in Italia, attraverso il porto di Gioia Tauro, di rilevanti quantitativi di cocaina provenienti dal Sud America e diretti in tutta Europa. Il reato contestato è quello di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’indagine, durata tre anni e denominata “Puerto Liberado”, ha consentito, oltre ai 13 fermi, di denunciare complessivamente 61 persone, coinvolte a vario titolo nel traffico di droga. Tra loro anche diversi dipendenti del porto che, lavorando all’interno dello scalo, erano in grado di garantire l’uscita di consistenti carichi di cocaina all’esterno della struttura, eludendo i controlli della polizia. Il perno dell’organizzazione, secondo l’accusa, era Giuseppe Brandimarte, ex dipendente del porto e ritenuto elemento di spicco della ‘ndrangheta, coinvolto nella faida con i Priolo. Le cosche davano agli operai infedeli un codice alfanumerico, che gli permetteva di individuare la nave ed il container con la droga da fare uscire dal porto di Gioia Tauro. Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate oltre 4 tonnellate di cocaina purissima che, sul mercato, avrebbero fruttato circa 800 milioni di euro. Tra le nuove metodologie sperimentate dalla ‘ndrangheta per testare i controlli delle forze dell’ordine, vi era anche l’eventualità di sacrificare piccoli carichi di cocaina, riservandosi successivamente l’invio di un carico molto più consistente.

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