Reggio Calabria: arresti per furti d’auto ed estorsioni

Il fenomeno è quello tristemente noto come “cavallo di ritorno”: si ruba un’auto e poi si chiede il riscatto al proprietario. Diffuso un po’ dovunque, a Reggio Calabria era gestito quasi in esclusiva da una banda di elementi tutti di etnia Rom. La squadra mobile ha eseguito una decina di arresti per furto, ricettazione ed estorsione. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stata denominata “Cheval de retour”. Le indagini sono durate più di anno. I ladri rubavano auto e moto praticamente ogni giorno. Dai documenti trovati a bordo risalivano al proprietario, che veniva contattato per proporre la restituzione del mezzo, dietro il pagamento di un vero e proprio riscatto. Le operazioni tecniche di intercettazione telefonica e di videosorveglianza hanno consentito agli inquirenti di ricostruire le dinamiche delle estorsioni e di individuarne gli autori, residenti nel quartiere “Ciccarello”. Individuati anche i ruoli di ognuno di essi, grazie all’acquisizione in diretta del contenuto delle telefonate estorsive. Gli indagati, nell’effettuare le telefonate, facevano intendere alle vittime che il furto del mezzo era stato commesso da altre persone e che loro ne erano venuti in possesso ed erano disponibili a restituirlo dietro un certo compenso. Nel corso delle indagini, solo in un caso una vittima di un furto ha collaborato con la polizia. Addirittura, in un altro caso, una persona è stata denunciata per favoreggiamento personale, avendo negato sia di aver subito il furto della propria autovettura che la successiva richiesta estorsiva, fatti venuti invece alla luce grazie alle intercettazioni.

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