Reggio Calabria: 4 arresti per le bombe in città


La Squadra Mobile di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo di Roma hanno eseguito 4 ordinanze di arresto, ai danni dei presunti autori degli attentati alla Procura e all’abitazione del Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, avvenuti nel gennaio e nell’agosto dell’anno scorso. Alle stesse persone viene anche addebitato l’atto intimidatorio contro Giuseppe Pignatone, Procuratore della DDA reggina. In quel caso fu fatto rinvenire un bazooka nei pressi della sede della Procura. Uno dei destinatari del provvedimento restrittivo è Antonino Lo Giudice, 53 anni, boss dell’omonima cosca, pentitosi lo scorso anno. Altri due, anche loro già detenuti, sono suo fratello Luciano Lo Giudice, 37 anni, e Antonio Cortese, 48 anni, il presunto armiere della cosca, arrestato ad ottobre al confine con la Slovenia. L’unico ancora in libertà era un giovane di 28 anni, Vincenzo Puntorieri, che non sarebbe affiliato alla cosca e che avrebbe aiutato Cortese nel confezionamento delle bombe. Gli arresti sono dovuti alle rivelazioni di Antonino Lo Giudice, che si era autoaccusato subito di essere il mandante degli attentati, effettuati dopo aver avvicinato esponenti dello Stato per chiedere protezione e favori per la detenzione del fratello. Ma le indagini non sono finite, perchè esiste anche un’inchiesta contro la cosca Serraino, che dovrà svelare se quella che ha rivelato Antonino Lo Giudice sia tutta la verità.

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