Querelle Carchidi-Bruno Bossio, “diffamazione, oggi niente galera”


Enza Bruno Bossio non si smentisce mai. Non ha mai sopportato il dissenso (dall’alto di non si capisce quale superiorità anche se posso immaginarlo…) e soprattutto non sopporta che, in questo momento nel quale si sta giocando addirittura qualche chance per fare il ministro (!) o quantomeno il sottosegretario (!!), qualcuno le ricordi la sua “straordinaria” attività politica e imprenditoriale.
Otto anni fa non ero soltanto io a parlare della moglie di Nicola Adamo ma anche diversi magistrati della Repubblica italiana, che evidentemente ritenevano che la sua attività non fosse proprio irreprensibile.
Negli articoli che ho pubblicato in questi due giorni, in ogni caso, non sono contenute ipotesi di reato ma soltanto considerazioni politiche riguardanti il suo mega attivismo.
Non a caso, ieri ho scritto che il suo riverito nome, a un certo punto, figurava nientepopodimenoche in nove società contemporaneamente. Citando (quasi) tutti i nomi di queste società nelle quali aveva il ruolo di presidente o amministratore delegato. A molti questa circostanza è sembrata anomala, sempre parlando di opportunità politica. Quale sarebbe allora la diffamazione o, peggio, lo stalking? Ricordarle che ha occupato quasi militarmente le società di informatica della Calabria?
Inoltre, ho scritto tutta la verità ricordando ai cosentini e alla stessa signora che il suo “straordinario” impegno nell’informatica calabrese, a fronte di centinaia di miliardi di vecchie lire e decine di milioni di euro di investimenti, non ha lasciato alcuna traccia sul territorio. Né in termini di informatizzazione né in termini di posti di lavoro. Questi non sono reati ma sono certamente sprechi di pubblico denaro dei quali la signora Bruno Bossio è responsabile politicamente. E non può negarlo neanche a se stessa.
Capisco perfettamente la coda di paglia e soprattutto la paranoia di queste ore nelle quali si sta giocando la possibilità di avere incarichi prestigiosi ma la signora Bruno Bossio in Adamo dovrebbe capire anche quando è il momento di chiudere quella sua bocca così “gentile”.
Ecco perché anche domani ritornerò a parlare della sua attività. Proprio perché le sue minacce non mi fanno paura.
E’ vero che qualche anno fa ho chiesto a un amico di fare da mediatore con lei per avere la remissione di due querele ma solo perché, come tra l’altro dice lei stessa, avevo (e ho) un cumulo di denunce (la signora Bruno Bossio è in buonissima compagnia!) che mi metteva a rischio galera…
Per fortuna, oggi la legge italiana ha depenalizzato la diffamazione (non certo per me ma per giornalisti molto più importanti di me) e oggi la sua minaccia di querela non mi scalfisce minimamente.
Anzi, sarò ben felice, finalmente senza correre rischi di… galera, di potermi difendere per come è giusto che si faccia in un processo equo. E l’occasione sarà ghiottissima per poter ridiscutere del saccheggio dell’informatica calabrese perpetrato proprio da quella classe dirigente che ancora ci sta ammorbando con la sua cappa di potere.

Gabriele Carchidi

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