Milano: omicidio Lea Garofalo, in appello confermati 4 ergastoli

La corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato 4 dei 6 ergastoli inflitti in primo grado per l’omicidio di Lea Garofalo. I giudici hanno confermato la condanna all’ergastolo, inflitta in primo grado nel marzo 2012, per Carlo Cosco (un anno di isolamento diurno), per il fratello Vito Cosco (otto mesi di isolamento diurno), per Rosario Curcio e per Massimo Sabatino. Per quest’ultimo il sostituto Pg Marcello Tatangelo aveva chiesto l’assoluzione, anche sulla base delle dichiarazioni del pentito Carmine Venturino, che lo aveva scagionato. Nei suoi verbali dello scorso luglio, dopo la sentenza di primo grado, il pentito aveva scagionato anche Giuseppe Cosco e per lui oggi i giudici hanno dichiarato l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Al pentito Venturino (ergastolo in primo grado, cosi’ come Giuseppe Cosco) i giudici hanno inflitto 25 anni di reclusione, riconoscendogli le attenuanti generiche ma non l’attenuante speciale della collaborazione, che non era stata chiesta neanche dal sostituto Pg. La Corte, presieduta da Anna Conforti, ha anche confermato i risarcimenti per le parti civili. Lea Garofalo, testimone di giustizia che aveva raccontato agli inquirenti calabresi fatti di ‘ndrangheta, venne uccisa a Milano il 24 novembre 2009 e il suo corpo fu bruciato in un magazzino, a Monza. Nel processo di primo grado l’ipotesi era che la donna fosse stata sciolta nell’acido, ma poi Venturino ha raccontato che il cadavere venne bruciato ed ha aiutato gli inquirenti anche a ritrovarne i pochi resti.

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