Milano: Lega Nord nella bufera, contatti anche con la ‘ndrangheta


Dopo quello della Margherita, un altro tesoriere al centro delle indagini della magistratura. Si tratta di Francesco Belsito, l’uomo che gestisce il portafogli della Lega Nord, un partito che ha fatto una bandiera della sua diversita’ dai partiti della ‘Roma ladrona’. Sono tre le procure interessate a chiarire che uso sia stato fatto dei soldi del Carroccio, tra cui quasi sei milioni finiti a Cipro e in Tanzania: quelle di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Le accuse sono riciclaggio, truffa allo Stato e appropriazione indebita. Decine le perquisizioni in varie citta’ d’Italia. Oltre alla sede storica del Carroccio, in via Bellerio, a Milano, carabinieri e Gdf hanno acquisito atti presso societa’, uffici e abitazioni, compresa in quella di una delle segretarie di Umberto Bossi e di una dirigente amministrativa del partito, responsabile dei gadget. Dopo l’avviso di garanzia, Belsito, che e’ stato anche sottosegretario nel governo Berlusconi, si e’ dimesso dall’incarico di partito, come aveva subito chiesto Roberto Maroni. Per gli investigatori, il modo in cui e’ stata guidata la tesoreria e’ stato ”opaco”, fin dal 2004. Gli inquirenti parlano di ”gestione ‘in nero’ (sia in entrata sia in uscita) di parte delle risorse affluite alla cassa del partito”. Studiando i conti della tesoreria (ma vengono ipotizzati illeciti pure nella veste di sottosegretario) emergerebbero anche ”esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord” non legate ”agli interessi del partito”. Parte dei fondi sarebbero serviti a pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio di Umberto Bossi, oltre a soggiorni e cene ai figli di Bossi e all’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro. Le accuse di appropriazione indebita e di riciclaggio e’ legata, a vario titolo, ad alcuni trasferimenti di denaro del partito a Cipro e in Tanzania, che talvolta sarebbero avvenuti anche con il coinvolgimento di un faccendiere, Romolo Girardelli, sospettato di essere legato alla ‘ndrangheta, piu’ precisamente alla potente cosca reggina dei De Stefano. L’ipotesi di riciclaggio e’ alla base anche degli accertamenti su alcune operazioni economiche in Campania fatte nell’interesse di Belsito dall’imprenditore veneto Stefano Bonet, l’unico, insieme al tesoriere del Carroccio, a essere indagato in tutte le tre inchieste. La truffa allo Stato riguarda invece i rimborsi elettorali. Gli inquirenti sospettano che siano stati ottenuti grazie a rendiconto falsati: dubbi anche sulla regolarita’ dell’ultimo, dell’agosto scorso, di circa 18 milioni di euro.

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