Milano: ‘ndrangheta, 6 ergastoli per la morte di Lea Garofalo


Lea Garofalo ha avuto giustizia: al termine del lungo processo, sono arrivati sei ergastoli per quel terribile omicidio. La donna calabrese, testimone di giustizia che aveva raccontato agli inquirenti fatti di sangue di una faida di ‘ndrangheta, venne sequestrata a Milano, uccisa con un colpo di pistola, a 35 anni, e poi sciolta nell’acido. Il suo corpo, come ricostruito da una perizia, impiego’ circa 3 giorni per dissolversi completamente. Ha testimoniato al processo anche Denise, la figlia ventenne di Lea, che vive sotto protezione. I sei ergastoli sono stati inflitti a Carlo Cosco, l’ex compagno di Lea, che ha perso anche la patria potesta’ su Denise, ai suoi due fratelli Vito Sergio e Giuseppe e agli altri tre complici Carmine Venturino, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Per i primi 2, due anni di isolamento diurno; un anno per gli altri 4. L’ex convivente di Lea, che non ha avuto reazioni alla lettura del dispositivo, ha sempre negato di aver ucciso la donna. Assegnato un risarcimento di 25.000 euro al Comune di Milano. Risarcimenti anche per Denise e per la madre e la sorella di Lea. Sequestrata il 24 novembre del 2009, Lea sarebbe stata legata e torturata per sapere cosa sapesse e cosa avesse raccontato di un omicidio avvenuto nel ’95. Il giorno dopo fu uccisa. Il suo corpo non e’ mai stato trovato, ma probabilmente e’ stato sciolto dentro una fossa biologica di un magazzino tra Milano e Monza in 50 litri di acido. Carlo Cosco sarebbe il ”mandante”. Secondo l’accusa, aveva in mente di ucciderla fin dal 2001 e ci aveva gia’ provato a Campobasso. Avrebbe attirato Lea e la figlia a Milano, promettendo alla ragazzina che le avrebbe comprato dei vestiti. E la madre, che nella primavera del 2009 aveva deciso di uscire dal programma di protezione per riaprire un contatto con l’ex compagno, cadde nella trappola.

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