Locri: Antonio Pelle evade dall’ospedale

Quando fu arrestato, nell’ottobre del 2008, scovato in un bunker, tutta l’Italia esultò. Lui, Antonio Pelle, 49 anni, detto “la mamma” per la sua importanza tra i vertici della ‘ndrangheta, era senzaltro tra le prede più ambite dalla DDA reggina. Non solo è un capoclan, ma ebbe anche un ruolo da protagonista della faida culminata con la strage di Duisburg. Per lui una condanna a 13 anni per associazione mafiosa e il regime carcerario duro, il 41 bis, che fu poi revocato per questioni di salute. E’ per questo che era stato ricoverato nell’ospedale di Locri. Per anoressia, precisamente: il boss non mangiava più e si era ridotto ad uno scheletro. Ma il vero scandalo è che in ospedale Pelle non era sorvegliato: le forze dell’ordine si recavano solo a fare controlli saltuari. Il boss non ha quindi avuto problemi a scappare. La DDA ha subito aperto un’inchiesta, per capire se abbia avuto degli aiuti. Certo è che l’ospedale di Locri è stato più volte al centro di polemiche, per la facilità di poter entrare ed uscire senza alcun controllo. E nell’ospedale non c’è neanche un posto fisso di polizia, dismesso per la razionalizzazione dei costi imposta al Dipartimento della Pubblica Sicurezza dai tagli governativi. Si tratta del nosocomio che fa parte dell’azienda sanitaria che è stata più volte al centro di inchieste della magistratura per infiltrazioni della ‘ndrangheta. Gli organismi di gestione della stessa azienda furono sciolti, nel 2006, dopo che la commissione di accesso nominata dopo l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, ucciso a Locri nel 2005, giunse alla conclusione che l’Asl era un centro di affari e di potere. Adesso, mentre qualcuno chiede che il Governo risponda sulle leggerezze che hanno portato alla fuga di Pelle, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri afferma che “durante il periodo di detenzione, grazie ad alcune intercettazioni ambientali, eravamo riusciti a capire che Pelle, forse con complicità all’interno del carcere, era riuscito ad avere dei medicinali dimagranti”. La fuga dunque sarebbe il risultato di un piano perfetto, ordito con estrema lucidità. Il capo della DDA reggina si trincera dietro un “quasi” no comment.

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