Lamezia Terme: pagavano dipendenti a metà, accusa di estorsione

La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha emesso un avviso di conclusione indagini nei confronti di tre imprenditori, padre e figli, accusati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e frode fiscale. Secondo l’accusa, Angelo Martino, 75 anni, e i figli Salvatore e Valeria, attraverso le loro aziende, avrebbero taglieggiato per anni molti loro dipendenti, costringendoli a firmare buste paghe come da contratti nazionali di categoria, mentre, invece, i lavoratori percepivano la metà delle somme spettanti. Se non accettavano tali condizioni, rischiavano il licenziamento. Secondo l’accusa, sarebbero stati 40 i dipendenti costretti a firmare le buste paga senza percepire completamente lo stipendio, per una somma frodata di oltre 550.000 euro. I Martino sono stati segnalati per frode fiscale, perché avrebbero dichiarato al fisco l’erogazione degli stipendi ma avrebbero anche incassato ”in nero” le somme non pagate. Nell’inchiesta, denominata ”Primo Maggio”, sono indagati anche cinque dipendenti dei Martino, per i quali viene ipotizzata l’accusa di favoreggiamento in quanto, nonostante fossero a loro volta vittime, hanno negato la circostanza.

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