Lamezia Terme: ‘ndrangheta, blitz contro le cosche, decine di arresti


La polizia e la Dia hanno eseguito una vasta operazione nei confronti delle cosche Iannazzo e Cannizzaro-Daponte, operanti nel territorio di Lamezia Terme. L’indagine, coordinata dalla Dda, ha permesso di definire gli equilibri e le dinamiche criminali dell’entroterra lametino. Più di 40 le misure cautelari eseguite per i reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, danneggiamento e detenzione illegale di armi ed esplosivo. Accertati numerosi episodi estorsivi a carico di imprenditori e anche l’accordo tra la cosca Iannazzo e quella Giampà per la spartizione dei proventi del racket. In manette è finito anche Franco Perri, noto imprenditore, tra i proprietari di un grande centro commerciale lametino. Nel 2003 gli fu ucciso il padre, Antonio. Dalle indagini sarebbe emerso lo stretto collegamento dell’imprenditore con la cosca Iannazzo, alla quale non avrebbe esitato a chiedere perfino la gambizzazione di suo fratello Marcello per motivi di carattere economico. Gli investigatori della squadra mobile, riscontrando le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, avrebbero individuato anche i responsabili di alcuni omicidi e ricostruito la vicenda che aveva portato alla sottrazione della bara dell’imprenditore Antonio Perri, ucciso nel 2003 da elementi della cosca Torcasio per la sua decisione di costruire un centro commerciale a Maida, fuori Lamezia. Questo toglieva una fonte di guadagno ai Torcasio perché i commercianti non erano più nella loro zona d’influenza. Così si è arrivati all’omicidio di Perri e poi al furto della sua bara, come ulteriore forma di pressione. Fatta luce anche sulle vicende connesse alle riunioni di ‘ndrangheta che avevano coinvolto anche cosche della provincia di Vibo Valentia e di Reggio Calabria, intervenute nella guerra di mafia tra i gruppi contrapposti dei Iannazzo e dei Cerra-Torcasio-Gualtieri. “Adesso Lamezia è più libera e i cittadini non hanno più alibi per dire che lo Stato non c’è”, ha detto il procuratore capo di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo. Ed ecco perchè l’operazione è stata denominata “Andromeda”.

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