Crotone: ‘ndrangheta, operazione contro il “racket dell’uva”


Era la ‘ndrangheta, a Petilia Policastro, nel crotonese, ad avere il monopolio assoluto del mercato dell’uva e delle castagne. Il dato emerge dalle indagini della Dda di Catanzaro. I carabinieri hanno fermato 19 persone, ritenute appartenenti alle cosche della zona, che si spartivano il ricco mercato. Gli indagati, che disponevano anche di numerose armi, attraverso minacce, intimidazioni e violenze erano riusciti ad imporre il monopolio nelle costruzioni, anche in ambito privato. Ma fa riflettere il vero e proprio racket creato intorno al commercio delle castagne e dell’uva, di cui le cosche decidevano i prezzi all’ingrosso e al dettaglio, con guadagni di centinaia di migliaia di euro, imponendo anche la manodopera. E a chi non si piegava, venivano bruciati i camion e tagliati gli alberi e le viti. I carabinieri hanno scoperto anche una rete di favoreggiatori di latitanti e disarticolato una fiorente attività di spaccio di stupefacenti. Scoperte poi una serie di estorsioni ad imprenditori edili, agricoli e turistico-alberghieri. Individuati, infine, gli autori di alcune rapine, tra cui una in un’abitazione, nel corso della quale un anziano era stato legato, imbavagliato e picchiato. Le indagini ricostruiscono l’evoluzione criminale di Vincenzo Manfreda, il presunto boss di Petilia Policastro ucciso in un agguato nel 2012. Manfreda avrebbe sostituito i Comberiati alla guida della cosca. Tra i particolari emersi nel corso delle indagini, ci sono i metodi utilizzati per dimostrare il proprio potere. Per esempio, la statua di San Francesco di Paola, in occasione della festa del paese, si fermava sempre nel frantoio di Manfreda, dove veniva organizzato un banchetto per onorare il Santo. Tutto per sottolineare che Manfreda era il capo indiscusso della cosca.

Potrebbero interessarti anche...