Cosenza: usura ed estorsioni, arrestate tre donne

Questa volta l’usura l’avrebbero praticata delle donne, sposate a noti pregiudicati locali, uno ritenuto vicino alla cosca di ‘ndrangheta dei Lanzino-Ruà. Due delle donne sono finite in carcere, una, la più giovane, ai domiciliari. Queste due sono madre e figlia. E c’è anche una coppia di coniugi per i quali è stato previsto l’obbligo di firma. Anche loro imparentati con madre e figlia. L’intricata vicenda che è al centro dell’operazione “Profondo Rosa”, effettuata dal Nucleo Operativo dei carabinieri di Cosenza, inizia nel 2009, quando un imprenditore edile si rivolge ad una delle donne per avere un prestito. Riceverà, alla fine, 35.000 euro. Ma l’interesse da pagare è del 10% mensile. Dopo 4 anni, ha già pagato 154.000 euro. E non ce la fa più a sostenere le rate. E così, nell’ottobre scorso, decide di denunciare tutto ai carabinieri. Tutto. Anche che è stato minacciato, da una delle donne, con un fucile e che queste lo seguivano e attendevano fuori dagli uffici postali, per il solo sospetto che potesse aver depositato del denaro invece che darlo a loro. Un vero inferno, per l’imprenditore. Che solo adesso riprende fiato. “Denunciare conviene sempre”, ha detto il tenente colonnello Vincenzo Franzese, che guida il Nucleo Operativo dei carabinieri di Cosenza. “Di solito, appena saputo non solo della denuncia, ma anche solo che una vittima si sta approcciando alle forze dell’ordine, gli usurai diventano già più “morbidi” e tentano di accomodare le cose”.

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