Cosenza: salviamo i frutti dimenticati, una vera ricchezza


Vitigni antichissimi, di provenienza italica, greca, romana, armena e anche dell’antico Egitto, ulivi ormai scomparsi, mele che profumano di rose, cavoli giganti, alti più di tre metri, e la mitica vite trifera dell’antico Egitto, che fruttifica tre volte all’anno, di cui parla Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Sono “I frutti dimenticati”, un antico patrimonio della biodiversità colturale che rende la Calabria una terra unica. A questo tesoro il Movimento 5 Stelle ha dedicato un convegno, che si è tenuto nella Sala Nova della Provincia di Cosenza e al quale hanno anche partecipato, in diretta streaming, il deputato Paolo Parentela, della Commissione Agricoltura della Camera, e l’europarlamentare Laura Ferrara. Ma al centro dell’attenzione c’era lo studioso Orlando Sculli. Frutti dimenticati che, quindi, potrebbero essere utilizzati per produrre economia, grazie al turismo enogastronomico, alla ricerca applicata in erboristeria, farmacologia e cosmetica e alla produzione vivaistica. Ma come mai questi frutti sono scomparsi? Un ricco e antichissimo patrimonio di biodiversità colturale, unico al mondo, rischia dunque di andare perduto per sempre. Cosa si potrebbe fare per salvarlo?

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