Cosenza: Padre Fedele, una storia incredibile


Era la mattina del 23 gennaio 2006. Lo presero tra le mura dell’Oasi Francescana e l’offrirono al pubblico ludibrio. Si fa così, con i delinquenti incalliti. Ma lui era solo un umile francescano, che aveva anche rifiutato la nomina a Vescovo, pur di restare a Cosenza. Tra i suoi poveri, in quell’enorme edificio che aveva costruito con i soldi dei cosentini, su un terreno ricevuto in dono. Tutto documentato, neanche una lira fuori posto. Eppure, 24 ore prima, a Roma una suora vergava una denuncia contro di lui, affermando di essere stata più volte violentata. Ma senza precisare come mai, dopo la prima violenza, non avesse abbandonato l’Oasi Francescana. Imparammo negli anni che questa doveva essere solo una delle “stranezze” di quello che sarebbe stato un processo molto discusso e contestato, svolto a porte chiuse e ammantato di mistero. E, per quanto riferito alla stampa, senza prove. All’inizio si parlò di filmati hard, poi la notizia fu smentita. Si parlo di intercettazioni, ma ci sono solo le telefonate che il frate fa con una sua amica, anzi: con la donna di un suo storico amico, con la quale le confidenze intime, fatte in una sera qualunque, al telefono, tra amici, sarebbero perfino giustificate, per un frate che ha passato la sua vita per la strada, accanto ai disperati. Che qui, nell’Oasi, ai suoi tempi trovavano accoglienza. Senza distinguo. Tutti, a Cosenza, conoscevano e conoscono Padre Fedele. Ecco alcune dichiarazioni della sua Chiesa, all’indomani dell’arresto. Parlano il portavoce del suo ordine e il vescovo. Eppure, giorno dopo giorno, Padre Fedele fu lasciato sempre più solo. Tv e giornali lo massacrarono, senza ritegno, mettendo in piazza anche i suoi momenti più privati, come quando, ad una festa di compleanno, ballava con la sorella, spacciata come probabile amante. Insinuazioni, mezze parole e quelle accuse infamanti, da parte di una suora ritenuta attendibile. Ma che aveva già denunciato violenze e stupri altrove, senza essere creduta. Eppure tutto questo, nel processo, non ebbe posto e non potè favorire la posizione del frate. Anzi, ex frate: spogliato di titoli ed onori senza alcun processo ecclesiastico, con una velocità inusitata per le cose di Chiesa. Innumerevoli le denunce dell’ex frate, che ha sempre parlato di un complotto ordito ai suoi danni, a causa delle cure gratuite che venivano offerte a tutti nella sua Oasi Francescana e perchè si era offerto di gestire l’Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, poi finito nella polvere, sequestrato e chiuso. Quella sì, una vera pagina vergognosa per la Chiesa cosentina. Se complotto c’è stato, vero è che non si erano fatti i conti con questo missionario energico ed impulsivo, capace, nonostante le sue sfortune, di catalizzare ancora l’attenzione e la generosità dei cosentini. E capace di fondare subito un’altra opera di beneficenza. E una nuova struttura è in costruzione. Chi è allora, questo religioso? Un missionario perseguitato o un abile violentatore e mistificatore? Adesso si spera che il nuovo processo, come decretato dalla Corte di Cassazione, possa mettere fine a questa vicenda da romanzo. Lo chiede la giustizia, quella vera. Quella che non deve basarsi su pregiudizi o dichiarazioni “per sentito dire”. Quella che deve provare ciò che afferma.

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