Cosenza: omicidio Ruffolo, una vera esecuzione


La città è scossa: era dal 2004 che non c’era nel centro abitato un omicidio con questa fattezze e che non si sparava per la strada affollata di gente. La vittima, Giuseppe Ruffolo, 33 anni, pregiudicato per reati contro il patrimonio, era evidentemente seguita da tempo. I sicari conoscevano le sue abitudini e sapevano che intorno alle 19,30, tornava a casa, percorrendo questa strada, in cui si va avanti a passo d’uomo per il traffico dell’ora di punta. Hanno avuto dunque gioco facile ad affiancare con un grosso scooter la sua auto e a sparargli contro almeno 5 volte, attraverso il finestrino. Poi i sicari, con il volto coperto da caschi neri, si sono dileguati nel traffico. Lo scooter utilizzato per l’omicidio è stato ritrovato in fiamme in un bosco di Rovito, alla periferia della città, da una squadra della Protezione Civile che era intervenuta su segnalazione di un incendio di sterpaglie. Tutto dunque come da manuale di mafia. Ruffolo, che aveva una ditta di autotrasporti, sposato e con due figli, un terzo in arrivo, ha avuto la forza di salire sull’auto di un giovane che passava nella zona, che lo ha portato in ospedale. Dove però è giunto ormai in fin di vita. Sarebbe dovuto entrare in tribunale tra due settimane. Su di lui pendeva il giudizio di una brutta storia di usura, nel quale sarebbe stato coinvolto con il padre. Una storia che s’intreccia con il suicidio di un commerciante cosentino, che ha lasciato un biglietto, finito nell’incartamento della Procura, in cui si racconterebbe di storie di prestiti a disperati e di interessi capestro, riscossi anche con la violenza. L’usura è un male molto diffuso a Cosenza e in Calabria.

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