Cosenza: ‘ndrangheta, i dettagli dell’arresto di Daniele Lamanna

Si nascondeva a Trenta, nella presila cosentina, in un appartamento che appartiene al suocero, Daniele Lamanna, 41 anni, pericoloso latitante della ‘ndrangheta, già membro della cosca Bruni e poi passato a quella dei Rango-Zingari. Sarebbe stato proprio lui ad uccidere, nel gennaio del 2012, sparando a bruciapelo con due pistole, Luca Bruni, figlio del boss Francesco, detto “Bella Bella”. Il corpo fu poi seppellito in una campagna di Castrolibero e fatto scoprire dal collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti. Per lo stesso fatto di sangue sono già stati arrestati Maurizio Rango e Franco Bruzzese, ritenuti i reggenti della cosca. “Avevo pensato di traverstirmi da frate, per non farmi prendere”, ha detto Lamanna agli agenti che gli avevano detto, in tono scherzoso, che con la barba lunga era stato davvero difficile riconoscerlo. Lamanna si avvaleva del sostegno di tutta la sua famiglia. La moglie e il suocero lo andavano a trovare dopo aver cambiato più volte auto durante il percorso. E portavano i mezzi dal meccanico ogni settimana, per far controllare che non ci fossero a bordo delle microspie. Le indagini, coordinate dalla DDA di Catanzaro, sono state, per questo, molto difficili. Lamanna, al momento dell’arresto, era armato ma non ha opposto resistenza. Aveva una pistola calibro 7,65, con il colpo in canna. Probabilmente per difendersi, è stato precisato, più che dai poliziotti, da altri criminali che adesso, forse, vedevano in lui una minaccia.

Potrebbero interessarti anche...