Cosenza: ‘ndrangheta, droga ed estorsioni, maxi operazione dei carabinieri

L’appello del procuratore Gratteri è diretto. E’ la popolazione, adesso, che può fare la differenza, dopo questa operazione che è stata definita un vero “spartiacque” per la vita del litorale tirrenico cosentino, ma anche potentino e salernitano. La cosca Muto ha subito un colpo forse definitivo, con l’arresto di quasi 60 persone. In manette anche il vecchio boss Franco Muto e i figli Luigi e Mary, nel corso dell’operazione “Frontiera”. Definiti i contorni dei grandi affari della cosca, dalla droga al controllo della vigilanza nei locali d’intrattenimento, dal monopolio nel mercato del pesce alle estorsioni ai danni degli imprenditori. Una cosca “vecchia”, per la sua nascita, avvenuta negli anni ’70, ma “moderna” per la sua diversificazione negli affari, come fosse una vera holding. La cosca controllava totalmente il mercato del pesce, vessando i pescatori e costringendoli a cedere tutto il pescato. E se pescavano più del pattuito, il resto finiva di nuovo in mare. Gli uomini del clan andavano dagli amministratori dei grandi supermercati ed imponevano la gestione della pescheria interna, pena severe ritorsioni: nei pressi di Sala Consilina hanno fatto perfino saltare in aria un supermercato, il giorno dell’inaugurazione. L’azienda ittica dei Muto era stata già confiscata, ma gli amministratori giudiziari, per i quali era stato chiesto l’arresto, hanno consentito che il clan, di fatto, continuasse a gestirla e a far prosperare gli affari illeciti. Controllo totale anche sulle lavanderie che lavoravano con i villaggi turistici. Ed esisteva un accordo di non belligeranza con le cosche che operano nella città di Cosenza. La cosca gestiva anche un traffico di stupefacenti rilevante, con collegamenti con la Camorra. Le indagini sono iniziate nell’autunno del 2014, dopo l’omicidio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, nel Cilento, che aveva denunciato un fiorente traffico di droga nel suo territorio. I carabinieri, che hanno impiegato per l’operazione circa 400 uomini, provenienti anche dalla Campania, per cingere d’assedio la zona di Cetraro ed evitare fughe, hanno anche sequestrato beni per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro.

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