Cosenza: le motivazioni della condanna di Padre Fedele

In oltre cento pagine, il Tribunale di Cosenza ha motivato la condanna per Padre Fedele Bisceglia, che insieme al suo segretario, Antonello Gaudio, è stato al centro di un caso che ha interessato l’opinione pubblica di tutta Italia: una serie di presunte violenze sessuali nei confronti di una suora. Le ragioni che hanno portato alla condanna partono dall’aver considerato pienamente attendibile l’accusatrice. Scrivono i giudici: “E’ evidente che il nocciolo duro dell’impianto accusatorio a carico degli imputati risiede nelle dichiarazioni della persona offesa che ha offerto un narrato ricco di particolari certo non consueti”. E si continua affermando che “la testimonianza della persona offesa, ove ritenuta intrinsecamente attendibile, costituisce una vera e propria fonte di prova”. I giudici richiamano alcune massime della Cassazione, tra le quali una che afferma che “le dichiarazioni della persona offesa, vittima del reato di violenza sessuale, possono essere assunte, anche da sole, come prova della responsabilità dell’imputato, non necessitando le stesse di riscontri esterni”. Dunque, la suora, a parere dei giudici, è pienamente credibile nel suo racconto di ipotetiche violenze subite dal religioso e dal suo collaboratore. Conclusioni che il collegio difensivo di Padre Fedele ha già preannunciato di voler impugnare davanti alla Corte d’Appello. Si resta in attesa delle reazioni del vulcanico frate.

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