Cosenza: i presepi viventi di piazzetta Toscano e di Donnici


Sono state tante le manifestazioni che hanno accompagnato il Natale dei cosentini. Nella maestosa Cattedrale di Cosenza, la Notte di Natale è stata vissuta con grande spiritualità ed emozione. Una solenne celebrazione, presieduta da Mons. Nunnari, attraverso le letture e l’omelia del presule, ha rievocato l’evento della Natività, che ha rivoluzionato la Storia e ha reso eterno il messaggio cristiano di pace, amore e giustizia. Il Natale è stato vissuto anche tra fede e tradizione con un evento di grande impatto che ha coinvolto migliaia di visitatori. E’ il presepe vivente del Centro storico, che, tra la suggestione dei luoghi e la magia delle luminarie, oltre alla nascita di Gesù narra anche la vita di un tempo nella città antica. Una vita semplice ma con grandi valori di amicizia, fratellanza, condivisione. Rinnovamento, ma nel rispetto dell’identità dei luoghi e della storia dei suoi abitanti: è questo lo spirito che anima il presepe vivente di Piazzetta Toscano, sapientemente curato dal comitato per la salvaguardia del centro storico. Antichi mestieri, odori, sapori, oggetti, abbigliamento, volti, regalano alle nuove generazioni non solo sbiadite fotografie relegate nel cassetto dei ricordi, ma momenti di vita pulsante, memoria di un passato da cui partire per costruire un progetto per il futuro. La rappresentazione della Natività, con personaggi reali e numerosi visitatori che si snodano in una sorta di pellegrinaggio, viene celebrata anche nella vicina frazione di Donnici, che, tra le suggestive viuzze e le antiche botteghe, nell’immaginario collettivo e per la pietà popolare diventa una singolare Betlemme. Con la rappresentazione di presepi viventi, Cosenza, la città europea per eccellenza, proiettata con forza verso ambiziosi progetti e grandi sfide per il futuro, svela la sua anima più nascosta e attraverso la sacralità del mistero della nascita di Cristo scopre anche la consapevolezza e l’orgoglio della memoria antica. Un evento di fede che ricorda lo spirito di San Francesco d’Assisi, che, nella lontana notte del 24 dicembre del 1223, celebrò la natività in mezzo a grotte ed eremi su una montagna scoscesa di Greggio. Cosenza ne imita l’esempio con il desiderio di raccontare la Buona Novella, nella concretezza del suo tempo, dei suoi luoghi, della sua storia.

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