Cosenza: furti e rapine, eseguite 19 misure cautelari


Si chiama “Vulture”, ovvero “Avvoltoio”, la duplice indagine che ha colpito due distinti gruppi di criminali dediti a furti e rapine in tutta Italia. Il primo gruppo, composto da 5 pregiudicati serbi, era dedito soprattutto ad azioni in abitazioni, anche con modalità violente. Come quando, dopo essersi spacciati per Carabinieri, i criminali hanno minacciato le vittime con cacciaviti o inseguito l’amico di un padrone di casa, speronando più volte il suo furgone. Il secondo gruppo, invece, puntava ad esercizi commerciali ed era composto da 14 persone: tre italiani, un moldavo e 10 romeni. Le inchieste, seguite dai pm Giuseppe Cozzolino e Giuseppe Cava, sono partite due anni fa da indagini della stazione dei Carabinieri di Montalto Uffugo. I Carabinieri hanno messo in opera una grande attività di intercettazione, tanto che alcuni furti praticamente sono stati ascoltati in diretta. Ed è stato scoperto un vero gergo utilizzato dai criminali, alcuni fuggiti e poi rintracciati all’estero. Per esempio, loro stessi si definivano “ragazze” che dovevano “andare in guerra”. Le forze di polizia erano i “ratti neri” e le guardie giurate le “spose”. Le due bande hanno messo a segno colpi, per almeno 700.000 euro, nelle province di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Taranto. La ricettazione della refurtiva era poi affidata alle cosche degli “zingari” di Cosenza. Le due strutture criminali erano comunque “fluide”, ovvero potevano anche cambiare nel tempo. Il Procuratore Spagnuolo ha messo infine l’accento sull’alto tasso criminale, da non sottovalutare, che si riscontra nel territorio cosentino, anche se furti e rapine sono in diminuzione. In particolare, citato il caso del centro storico cosentino, dove alcuni degli arrestati abitavano.

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