Cosenza, “Confini di qualità”, documento degli architetti sulla metroleggera


CONFINI DI QUALITÀ
Viale Parco è stata una felice intuizione dell’allora Sindaco Giacomo Mancini e oggetto di interventi per la sua valorizzazione da parte del Sindaco Mario Occhiuto.
L’obiettivo di Viale Parco, oggi Viale Giacomo Mancini, era in primis quello di superare il vecchio confine del rilevato ferroviario e rappresentare quella sfida progettuale per l’incentivazione alla ricerca di una nuova forma di città.
Principalmente l’intento era quello di unire il resto della città a via Popilia, parte di una città che precedentemente rappresentava una forma di apartheid anche sociale.
Infatti, trattandosi di una infrastruttura eccezionale per dimensioni e per appartenenze territoriali, il Viale Parco è, oggi, diventato un laboratorio di nuovi sistemi biocompatibili ed ecosostenibili, luogo dell’aggregazione e del tempo libero.
La relazione fra trasformazione del territorio ed ecosistema ambientale si configura in un percorso culturale che garantisce “lo sviluppo sostenibile”, cioè uno sviluppo capace di migliorare la qualità della vita, mantenendo entro i limiti naturali la “capacità di carico” degli ecosistemi che ci sostengono, attivando una “politica di uso dell’energia” come energia rinnovabile (vedi le proposte della circolare veloce su gomma oppure la proposta del riuso del vecchio tracciato ferroviario).
Al netto delle dispute politiche, dalle quali vogliamo tenerci fuori, riteniamo necessario esprimere il nostro pensiero in merito alla questione.
È ormai consolidata in ogni parte d’Europa, coinvolgere i cittadini in problematiche attinenti le scelte urbanistiche che inevitabilmente incidono sulla qualità della vita dei suoi abitanti.
Quella che si chiama democrazia urbana partecipata.
E mentre si realizza il ponte di Calatrava, elemento di unione fra parti della città con un forte impatto di carattere estetico e funzionale, contestualmente si decide di ri-dividere due parti di città attraverso lo sventramento della linea della metropolitana leggera.
La riflessione consiste nel paragone, in termini di flussi, con il “vecchio confine” preesistente della rete ferrata, memoria storica di separazione netta fra due parti della città, per cui la nuova morfologia non modificherebbe il precedente assetto territoriale fatto di separazione fisica dei luoghi.
La forza del “Viale Parco” consiste nel suo “potenziale di nuovo paesaggio naturale ed urbano” che può aumentare attraverso progetti in grado di sostenere nuove ecologie, nuove destinazioni, alta qualità e tali da dare il giusto impulso alla trasformazione del sito, già in itinere.
Una sorta di responsabilità collettiva da parte di amministratori, architetti, paesaggisti, pianificatori, operatori privati, operatori pubblici, deve abituare tutti a misurare gli interventi in relazione alla crescita del territorio ed alla reinterpretazione dei paesaggi.
Il Viale nasce come luogo, non solo di transito, ma soprattutto di riunificazione e coagulo della città, uno spazio capace di connaturare e valorizzare il luogo stesso.
Se la “rinaturalizzazione” e la riunificazione della città ha una sua dimora simbolica questa si trova lungo l’asse del Viale Mancini.
Un’asse di importanza strategica per l’equilibrio ecologico, per la tutela ed il recupero paesistico ambientale della città, per la connessione dei quartieri, per la ricreazione ed il tempo libero dei cittadini.
Con la paventata ipotesi di realizzare la cosiddetta metropolitana leggera si rischierebbe di causare danni al carattere ed alla natura insediativa del luogo, con notevole impatto paesaggistico, provocando, una cesura di tracciato che dividerebbe inesorabilmente la città.
Il viale da potenziale luogo di riqualificazione dell’ambiente urbano declasserebbe a mera opera infrastrutturale.
Una infrastruttura intesa, ahinoi, come fatto meramente tecnico senza valutare l’aspetto ambientale ed i risvolti sociali e culturali diventando paradossalmente divisione e limite invalicabile della vita comunitaria cosentina.
La metropolitana sarà il filo tagliente di una lametta vecchia e usurata che slabbrerà Viale Parco, quello voluto da Mancini e valorizzato da Occhiuto.
Grazie a qualche capostazione che dirigerà le fermate di un trenino modello Lima, ritorneremo al passato, quando la Città era tagliata longitudinalmente in due: la cosiddetta Cosenza moderna ed il quartiere ghettizzato di Via Popilia.
Sarà sottratto alla Città il corridoio ecologico lungo circa 4 Km che oggi è luogo sicuro, illuminato, curato ed attrezzato dove i cosentini tutti si ritrovano quotidianamente.
Via il verde, via gli steli illuminanti, via le panche, via le attrezzature fitness e, soprattutto, via i cittadini per lasciare spazio al trenino che costerà 160 milioni di euro.
A ben osservare il tracciato, si rileva che il trenino correrà veloce, veloce su una linea retta nel Comune di Cosenza, per poi circumnavigare nei quartieri di Rende e, quindi, finalmente, dirigersi verso l’Unical.
Merito di Rende se il tracciato è funzionale al suo territorio, demerito di Cosenza che ha accettato passivamente che il tracciato fosse quello: miopia politica!
Perché vandalizzare Viale Parco a fronte di un progetto datato, fuori scala, basato su dati non comprovati e che esperienze vicine – vedi la metro di Messina- lo condannano prima di partire?
Due sono state le offerte alternative: la circolare veloce su gomma e il riuso del vecchio tracciato ferroviario.
Entrambe frettolosamente scartate, la prima addirittura osteggiata.
Oggi la Città è amministrata da un Commissario al quale chiediamo di essere attento alla ribellione popolare che sta manifestando tutto il suo disappunto e di prendere posizione in merito, senza dimenticare che Viale Parco appartiene alla Città e che la Città è dei cosentini.
Qualcuno stava cercando di fermare il progetto, ci stava riuscendo pure…

Ordine degli Architetti P.P.C. di Cosenza

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