Catanzaro: sequestrati beni per 26 milioni a società di call center

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro hanno eseguito un provvedimento di sequestro, finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal gip del tribunale di Lamezia Terme, sui beni intestati ad una nota società operante nel settore delle telecomunicazioni e ai due suoi amministratori, per un ammontare complessivo di circa 26 milioni di euro. L’azienda, attualmente in amministrazione straordinaria, costituita nell’anno 2001, dal 2006 al 2014, quando il tribunale di Lamezia Terme ne ha dichiarato lo stato d’insolvenza, è stata amministrata da alcuni imprenditori campani, i quali ne hanno detenuto, tramite altre società, l’intero capitale. La società, pur avendo stabilito la propria sede legale a Roma, ha di fatto sempre operato in Calabria e, in particolare, nelle province di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, dove erano ubicate ben 14 sedi operative con circa 2000 addetti. Ha usufruito di svariati contributi straordinari previsti da leggi nazionali e comunitarie per l’assunzione e la formazione dei dipendenti, oltre a sgravi fiscali e contributivi e a riduzione del costo del lavoro. La società, secondo la magistratura, avrebbe operato delle condotte dissipative e distrattive dei fondi percepiti, omettendo anche di versare al fisco somme per oltre 26 milioni di euro. I finanzieri, anche grazie ad un lavoro di intercettazione, avrebbero smascherato una fitta rete di società correlate e collegate, alcune anche all’estero, possibili destinatarie dei proventi distratti. I sequestri, eseguiti anche in Campania e nel Lazio, hanno interessato numerosi conti correnti, un lussuoso attico nel centro di Roma, oltre a beni mobili e partecipazioni societarie risultati essere nella disponibilità degli indagati.

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