Catanzaro: ‘ndrangheta, sequestrati beni per 500 milioni di euro

C’è anche il grande centro commerciale “Due Mari” di Lamezia Terme, tra i beni, per il valore stratosferico di mezzo miliardo di euro, sequestrati dalla guardia di finanza a decine di imprenditori ritenuti collusi con la cosca Iannazzo della ‘ndrangheta. Il centro commerciale, tra i più importanti e noti della Calabria, è riconducibile a Franco Perri, imprenditore già coinvolto in altre attività d’indagine e ritenuto colluso con la cosca. Fu suo padre Antonio a fondarlo. Poi l’uomo fu ucciso perchè le cosche non volevano che i commercianti si spostassero da Lamezia Terme, sfuggendo al pagamento del pizzo. La sua bara fu anche trafugata e ne scaturì una guerra di mafia, che fece decine di morti. Le attività svolte dalle fiamme gialle sono state condotte attraverso l’esecuzione di centinaia di accertamenti bancari e grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno permesso di dipanare una matassa di complicati intrecci societari ed arrivare al sequestro di 24 complessi aziendali, dei quali 17 operanti nella grande distribuzione alimentare, un centinaio tra terreni e appartamenti, decine di veicoli e di partecipazioni societarie. La guardia di finanza si è mossa in 4 delle 5 province calabresi, tra Reggio, Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza, colpendo i beni riconducibili alla cosca Iannazzo, che ha il suo quartier generale a Lamezia Terme e sarebbe attualmente guidata dal boss Vincenzino Iannazzo, che l’avrebbe organizzata come un vero gruppo militare. La cosca fu fortemente colpita anche nel maggio del 2015, quando furono eseguite più di 40 misure cautelari per associazione mafiosa, omicidio, estorsione, danneggiamento e detenzione illegale di armi ed esplosivo e fu accertato anche un accordo con la cosca dei Giampà per la spartizione dei proventi del racket. Garantito che, comunque, il centro commerciale “Due Mari” non chiuderà, perchè è stato già predisposto un pool di professionisti che ne curerà l’amministrazione. Intanto, però, i legali di Perri hanno diramato una nota in cui affermano che “nessun decreto di sequestro è stato emesso dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Catanzaro” e che si tratterebbe, invece, di un decreto di sequestro emesso dal Gip, annunciando un’immediata impugnativa del decreto in questione, che sarebbe privo dei presupposti di legge.

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