Catanzaro: ‘ndrangheta, la DDA sequestra i beni del clan Serpa

La sua famiglia, composta da 5 persone, dichiarava solo 6000 euro di reddito all’anno. Ma poi spendeva 10 volte di più. E’ per questo che la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha potuto chiedere ed ottenere il sequestro di beni ai danni di Nella Serpa, la donna boss che sarebbe oggi ai vertici della nota famiglia di Paola, sul tirreno cosentino, legata alla ‘ndrangheta. Il patrimonio sequestrato ammonta a circa 11 milioni di euro e comprende anche una società che opera nel settore dell’installazione di impianti idraulici e che ha ottenuto, per lungo tempo, anche lavori dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza e dal Comune di Paola, tutti per affidamento diretto, in una sorta di effettivo monopolio. E su questo fronte le indagini continuano, per accertare se vi siano state connivenze con gli amministratori. Ma sono stati sequestrati anche 15 tra magazzini e appartamenti, 5 attività commerciali, tra cui un bar, due importanti strutture alberghiere e un frequentatissimo lido balneare, 11 tra automobili e motoveicoli e diverse decine di rapporti bancari. Tutti beni direttamente o indirettamente riconducibili a Nella Serpa. La donna è attualmente in carcere, in quanto destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “Tela del ragno”, effettuata per colpire reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da fuoco, omicidio, furto ed estorsione in concorso. Il nome dell’operazione, “Tramonto”, vuole sottolineare, nelle intenzione della DDA di Catanzaro, come la sottrazione delle ingenti ricchezze privi la ‘ndrina di preziosa linfa vitale per il prosieguo delle sue attività criminose.

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