Catanzaro e Vibo Valentia: ‘ndrangheta, 24 fermi e sequestro beni


Ventiquattro persone, ritenute legate alla cosca Mancuso di Limbadi, sono state fermate in un’operazione condotta dallo Sco, dalla squadra mobile di Catanzaro, dai carabinieri del Ros e dai finanzieri di Catanzaro, Vibo Valentia e Trieste. Tra i fermati, i vertici della cosca Mancuso, ma anche imprenditori vibonesi dei settori siderurgici e turistici e un funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Tropea. Inoltre ci sono 76 persone denunciate. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, usura ed estorsione. Ad alcuni degli indagati vengono contestati anche i reati di sequestro di persona e possesso di armi. I prestiti usurari erano praticati con tassi fino al 200% annuo. Secondo quanto emerso dalle indagini, in alcuni casi le vittime dell’usura sarebbero state sequestrate, quando non riuscivano a far fronte ai debiti, per indurre i familiari a pagare. Eseguiti anche sequestri di beni ed aziende, per un valore di 35 milioni di euro. I finanzieri hanno sequestrato, nel vibonese, supermercati, un panificio industriale, un’azienda di conservazione alimentare ed un villaggio turistico. L’indagine ha preso spunto dalla scoperta di una serie di movimentazioni sospette effettuate in alcune banche triestine. Il segno dei tempi che cambiano sta tutto in una frase pronunciata da Pantaleone Mancuso, che afferma che “la ‘ndrangheta non esiste più”. “Ora è rimasta la massoneria e quei quattro storti che ancora credono alla ‘ndrangheta!”.

PRECISAZIONE: E’ un impiegato dell’ufficio tecnico del Comune di Ricadi uno dei fermati nell’ambito dell’operazione della Dda contro presunti affiliati alla cosca Mancuso di Limbadi. Erroneamente, inizialmente le forze dell’ordine avevano reso noto che il fermato era un funzionario dell’ufficio tecnico del Comune di Tropea, che invece e’ completamente estraneo all’inchiesta.

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