Reggio Calabria: 7 arresti per il “caporalato”

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito sette arresti per associazione a delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro. L’indagine, coordinata dalla procura di Palmi e denominata “Confine”, ha avuto avvio nel mese di novembre del 2013, con l’obiettivo principale di perseguire il cosiddetto “caporalato”. I sette arrestati sono stati posti ai domiciliari. Per tutti, le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, reclutamento di manodopera clandestina di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno o con il permesso scaduto, violazione della normativa previdenziale di tutela dei lavoratori subordinati e truffa aggravata ai danni di enti pubblici. L’entità della somma trattenuta dal caporale a titolo di compenso, è stato chiarito, supera a volte il 50% della paga percepita giornalmente dai lavoratori, che non prendono più di 50 centesimi per ogni cassetta di agrumi raccolta. Le indagini hanno evidenziato che, oltre allo sfruttamento dei migranti nordafricani, c’è anche quello di persone provenienti da Paesi comunitari, soprattutto dell’Est Europa ed in particolare dalla Bulgaria. Tra i beni sequestrati, per un valore complessivo di oltre un milione di euro, vi sono una cooperativa agricola e diversi automezzi usati dai caporali per il trasporto degli extracomunitari.

Potrebbero interessarti anche...