Vibo Valentia: faida dei boschi, fermate 7 persone


La polizia di Vibo Valentia ha eseguito un decreto di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 7 indagati, tra cui due donne, ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, provento di furto o comunque alterate per aumentarne la potenzialità offensiva, oltre che di ricettazione. Reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Le indagini sono scaturite dal tentato omicidio dei fratelli Giovanni Alessandro e Manuel Nesci, quest’ultimo minore e affetto da Sindrome di Down, ed hanno fatto luce su uno spaccato delle attuali dinamiche criminali dell’entroterra vibonese, piagato oramai da decenni dalla contrapposizione, nota come “faida dei boschi” e già costata diverse decine di morti, che vede impegnate nella contesa per il controllo del territorio le famiglie Loielo ed Emanuele-Maiolo. Le investigazioni hanno svelato i complessi equilibri che portarono alla consumazione dell’agguato mafioso nel quale rimasero gravemente feriti, il 28 luglio 2017, i due fratelli Nesci, ordito dagli Inzillo, contigui agli Emanuele, per eliminare la controparte, espressione invece della famiglia Loielo. Sullo sfondo del progetto criminale ha trovato poi sfogo l’operato delle donne della famiglia Inzillo, che si è contraddistinto per la violenza delle affermazioni, per la determinazione evidenziata nei propositi omicidiari, per il costante incentivo all’azione criminale e per l’apporto che in prima persona le stesse hanno garantito nella custodia delle armi, non esitando a coinvolgere anche l’anziana madre, indotta dalle figlie ad occultare una pistola nella propria biancheria intima.

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